Questo non è un post programmato. Non credevo di aver bisogno di scrivere, invece è bastato ascoltare una canzone per farmi uscire un vomito di parole.
Oggi devo dire addio al 2018, dovrei essere contenta invece sento un dolore immenso… oggi devo salutare tutto quello che è stato, metterlo in un cassetto e andare avanti.
Mi sono messa a piangere mentre camminavo per strada, ho chiamato la mia migliore amica Vittoria che mi ha convinto a scrivere questo post, per liberarmi, per perdonarmi di questo dolore. Lei c’è sempre stata, da prima che tutto questo avesse inizio. Mi ha chiesto di farlglielo leggere prima di renderlo pubblico, e io sto pensando a lei mentre scrivo. Perché non mi scorderò mai di quello che ha fatto per me. Il suo amore mi ha cullato nei momenti più bui, mi ha convinto a specchiarmi nei suoi occhi per vedere quella che ero, che non tutto era andato perduto, che potevo farcela e mi ha fatto sempre capire che lei era lì, e non sarebbe scappata come invece hanno fatto tutti gli altri.

Un anno fa andai a suonare, mi ricordo che prima di uscire di casa indossai un assorbente, non avevo il ciclo ormai da anni, ma ero diventata incontinente. Bastava uno sforzo, uno starnuto, che dovevo subito correre a casa a cambiarmi. Avevo paura che il mio tour manager se ne accorgesse, mi nascondevo dietro la scusa che avevo bisogno di sistemarmi il trucco, di fare pipì, invece correvo in bagno per cambiarmi. Avevo un vestito stupendo, così stretto che mi evidenziava ogni sporgenza, ogni osso che ormai mi perforava la pelle. Aveva le spalline sottili, ma io avevo così freddo che stavo sempre raccolta in me stessa, e quindi decisi di mettermi un paio di leggins sotto l’abito, perché mi proteggessero dal freddo e, inconsciamente, perchè mi contenessero il “grasso”.
Avevo la dissenteria cronica e andavo in bagno circa 20 volte al giorno, a volte mi tremavano le gambe perché non avevo più energie nemmeno per alzarmi dalla tazza. Mi scusavo sempre, me la raccontavo sempre, era il freddo, era il caffè, invece facevo uso di lassativi che mi spaccavano lo stomaco. Ricordo che mentre li usavo piangevo dal dolore, mi saliva la nausea, ma io volevo solo buttare fuori tutto quello che era entrato nel mio corpo. Dicevo sempre che avrei voluto “prendere il cibo” con la mia stessa mano, per lanciarlo fuori. Ero stanca, infreddolita, mi girava la testa. Qualche settimana prima mi si era bloccato totalmente il braccio sinistro, dovevo suonare al compleanno di un mio amico a Milano, glielo avevo promesso… ricordo solo le urla dal dolore, un dolore così forte che fui costretta a tornare a casa e non riuscii ad andare a lavorare. Mi sentivo in colpa, era colpa mia se stavo male, volevo fargli questo regalo di compleanno, avevo voglia di mettermi dietro quella consolle, perché era l’unico momento nel quale non esistevano le calorie, il controllo. Mi ricordo delle punture che mio padre mi fece fare per farlo ripartire, mi ricordo quando il medico mi disse che il muscolo ormai era stato divorato dalla malattia, e ancora oggi questo braccio non è più come prima. Mi trema ancora quando lo sollevo e ogni volta che lo sento è come una doccia d’acqua fredda, mi viene in mente le urla mentre provavano a mettermelo a posto. Chiudo gli occhi e mi aiuto con il destro, e provo a buttare via quel pensiero.

Non so come possiate reagire a questo post, ammetto di essere un po’ spaventata, non è da me aprirmi così tanto, soprattutto davanti a così tante persone, ma spero che possiate solo leggerlo come una brutta storia dal finale a sorpresa.
Oggi una parte di me se ne va, sto ancora cercando di superare il lutto. E per quanto possa avermi fatto male, a volte mi manca. E allora mi arrendo al fatto che ho ancora bisogno di lavorare, con la paura perenne che un giorno lei possa ribussare alla mia porta. Ma so che alla fine vincerò io.

Buon anno Valentina.

Buon anno a voi, che possiate sempre avere il vento in poppa, perché anche dal basso più oscuro e terribile si può ritornare a splendere.

Questo articolo è guidato da “Side Baby / Arturo – Medicine”