Avevo 16 anni. Ero bella matta ma neanche lei era da meno. Ci siamo conosciute in discoteca, dove altrimenti ? Se ripenso a quegli anni sento un filo di nostalgia. Vi ricordate le prime uscite, i primi amori, le prime sbronze, le prime volte, i giri in scooter per Bologna ? Che bella l’innocenza dell’adolescenza, quella spensieratezza che mi manca da morire. All’epoca si viveva bene, i social non c’erano e noi volevamo solo divertirci. Lei era bellissima e molto dolce. Io ero matta da legare, esuberante e lei era la mia acqua sul fuoco. Lo è sempre stata. L’unica in grado di placarmi, di calmarmi. L’unica in grado di farmi ragionare. Siamo state una accanto all’altra per buona parte della nostra vita. Non ho molti ricordi in cui non ci sia lei.

A volte mi chiedo come siamo arrivate fino a qui, le nostre vite sono cambiate, la mia l’ho letteralmente stravolta… ma noi siamo cambiate insieme, niente di esterno è riuscito a dividerci. Come se il mio destino fosse quello di viaggiare sempre accanto a lei, nel bene e nel male. E quando il destino ti fa sbattere sempre contro la stessa persona… come puoi ignorarlo ?

Vittoria mi ha visto crescere, e crescendo mi ha conosciuta davvero… per la Valentina che sono in realtà. Non quella di Instagram, non quella di Uomini & Donne, ma la Valentina vera. Instabile, emotiva, ansiosa, insicura, impulsiva, sognatrice… ma non è stato tutto rose e fiori, abbiamo litigato un sacco di volte, abbiamo fatto giorni senza dormire, abbiamo fatto un sacco di cazzate, e alla fine non ci siamo parlate per anni. Credevo che non ci saremmo più incontrate, l’avevo lasciata indietro come si fa con un ex fidanzato. Lei apparteneva a quel passato che io cercavo di rinnegare. Mi vergognavo così tanto di quella che ero, non accettavo di essere stata quella ragazza così aggressiva e fuori controllo. Così autolesionista. Avevo deciso di vivere tenendo tutto sotto controllo, e solo controllandomi ed eliminando tutte le persone del passato avrei potuto dimenticare e vivere una nuova vita. Passano gli anni e io prendo tante decisioni.  Mi trasferisco, cambio città, inizio a suonare. A lei ci penso, ogni tanto vado a vederla su Facebook. Sorrido perché vedo che sta bene. E’ ancora fidanzata e mi sembra felice. Un po’ la invidio… a volte vorrei anch’io una vita più ordinaria, e vorrei anch’io un uomo che mi capisca, che mi ami per quella che sono. Non avevo mai avuto questa fortuna. A ogni modo ci penso, penso che mi manca, ma una parte di me crede che lei mi abbia dimenticato. Cancellata completamente. Chissà se capisce che avrei un dannato bisogno di lei, del suo amore. Poi arriva la malattia. Mi ammalo proprio mentre decido di isolarmi. Il mio maledetto perfezionismo mi vuole una grande dj. E io lo assecondo. Cambio vita ancora un’altra volta. Conosco le ennesime persone nuove, inizio un ennesimo capitolo della mia folle esistenza. Lei non c’è e io sono rimasta senza amici. Mirko se ne è andato. Inaspettatamente. Senza avvertirmi. Lei lo aveva previsto ma io non le avevo dato ascolto. L’avevo letteralmente abbandonata. Come io ero stata letteralmente abbandonata dai miei migliori amici. Mi chiudo letteralmente in una bolla dove ci sono solo io e le calorie. Lo specchio è il mio migliore amico, non ho nient’altro a parte il mio lavoro e il mio fidanzato. Giro tutta l’Italia in lungo e il largo, suono e me ne torno a casa. Passano i mesi, è già ottobre e io sono reduce da un estate molto proficua. Ma sono stanca. Non ho nessuno con cui condividere questa felicità. Il 4 ottobre mi arriva un messaggio. E’ lei.  Se non avesse scritto quel messaggio noi oggi non saremo qui. L’una accanto all’altra. Di nuovo. Ma questa volta so che è per sempre.

Quando avevo distrutto nuovamente tutta la mia vita lei è rimasta. Chi si dimentica quando, piangendo, mi ricordò di quanto ero bella. Che lei avrebbe ucciso per essere come me. Che ogni volta che uscivamo mi guardavano tutti. E io l’ascoltavo nei miei 39 kg. Come se parlasse di un’ altra vita, di quei tempi che il mio cervello aveva eliminato. Recuperare quel ricordo mi fece male, ma io la guardavo gelida dall’alto della mia malattia. Non avevo più sentimenti, ma qualcosa dentro di me si accese, senti una piccola pulsione, come se la Valentina che tanto avevo cercato di sopprimere avesse gridato “Sono qui, aiutami !”. Io non l’avevo mai vista piangere. Mai. E qualcosa quel giorno cambiò. Lei rientrò nella mia vita. Per aiutarmi, per farmi capire che i veri amici si vedono nel momento del bisogno. E lei nel momento del bisogno è ritornata, come un aereo pronto a venirmi a recuperare, a recuperare quel che restava di me.

Piano piano ho iniziato a riaprirmi di nuovo, ero rimasta così shoccata da Mirko che avevo paura di essere abbandonata. La mia paura più grande, da sempre. La paura dell’abbandono. La paura di non avere nessuno che mi amasse. Perché io da sola non riesco a farlo. E lei ha saputo vedermi dentro fin da quando eravamo ragazzine. Non ho mai avuto bisogno di parlare troppo, perché io so che lei capiva tutto quanto. Aveva già predetto metà dei casini che avrei combinato. Mi ha provato ad avvertire mille volte, ma io ho voluto sbatterci la testa. Tipico mio. Nonostante questo, a volte credo che lei sapesse che sarei ritornata. Si torna sempre dove si è stati bene. E io forse sono stata bene solo fra le sue braccia sicure, senza aver bisogno di fingere di essere ciò che non sono, che lei sarebbe stata li per me tutte le volte che io sarei tornata a casa per curarmi le ferite. E lei sarebbe stata li, ad aspettarmi sulla porta, con le braccia conserte, come per dirmi te lo avevo detto. Ma non lo avrebbe mai detto, mi avrebbe solo guardato, mentre io nascondevo la faccia, e mi avrebbe fatto entrare per parlare, per disinfettarmi le ferite, per prendersi cura di me. Come fa una mamma con il suo piccolo. E io mi sento la sua piccola. A volte ho paura dei grandi sentimenti che provo per qualcuno, ho paura che da un momento all’altro svanisca tutto quello che oggi riesce a tenermi in vita. E lei mi tiene in vita. Lei mi ha visto cadere, rialzarmi e rinascere. Mi ha visto riprendere in mano il controllo della mia vita, mi ha visto suonare e spaccare il locale. Non mi scorderò mai i suoi occhi orgogliosi che mi guardavano da sotto il palco. Avevamo superato anche quella, non la facevo mai annoiare, ma lei credeva in me, e ci crede ancora molto di più di quello che faccio io. Lei è la mia parte buona, la zona franca, l’ angelo custode dei miei più grandi segreti, dei miei più grandi demoni. Mi ha accompagnato, passetto per passetto, verso la vita di oggi. Mi ha sgridato, mi ha appoggiato, mi ha consigliato, mi ha supportato. E io non voglio avere nulla dove non ci sia lei. Vorrei essere per lei ciò che lei è per me. Anche solo la metà. Voglio continuare a guidare la nostra macchina scassata con la musica a palla. Voglio girarmi e vederla accanto a me, mentre sfrecciamo verso la nostra vita insieme. Dove tutti gli altri sono solo un contorno di ciò che siamo noi, dove niente e nessuno potrà mai farci del male.

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