Sono andata in spiaggia stamattina. Era da tanto che volevo andarci. A volte mi chiedono perché proprio Rimini… Rispondo sempre allo stesso modo: cosa c’è più bello del mare ? l’odore, il rumore… è uno scenario così malinconico quanto bellissimo. Un po’ come me.

Il vento mi scompiglia i capelli ma io mi siedo sula sabbia, ho tolto le scarpe e ho fatto partire la mia canzone preferita. Ho i piedi nella sabbia gelida, ma sento la sabbia passarmi tra le dita. Mi ricorda così tanto casa.
Chi mi conosce sa che ho un debole per Fight Club, la scena finale mi fa venire i brividi, e quando penso che sia uno dei film più belli che io abbia visto ecco che arrivano i Pixies, suonano e urlano nel microfono… where is my mind ? where is my mind ? E io mi perdo in quella domanda.
Me lo chiedo anch’io. Guardo il mare e mi perdo in uno dei più bei viaggi mentali che io abbia mai fatto, di quelli che solo la musica ti da.
Vado sulla Luna, torno indietro solo quando decido di mettere pausa. Vorrei che quel momento non arrivasse mai.

L’amore per la musica non so descriverlo. E’ una cosa che ho dentro. Ho sempre pensato che fosse la mia unica compagna, la mia amica fedele, pronta ad assecondare la mia mente contorta. La mia zona franca, il luogo dove le sofferenze smettono di pulsare, dove la felicità viene esaltata, e dove la tristezza trova il conforto più grande. Quando ero piccola cantavo per dimenticare, alzavo il volume al massimo per riempire il mio dolore. Mi dicevo voglio sentire ancora di più, voglio farmi sentire, voglio che tutti provino quello che provo io. Ero timida e non avevo amici. Non li volevo neanche. La mia unica amica era lei. Mettevo play e me ne andavo su Marte. Facevo un giro nell’universo, volavo tra le stelle, chiudevo gli occhi e non volevo più scendere. Ma la vita vera non era quella. Era come se avessi trovato il mio elemento, ma io preferivo vivere tra le stelle e non tra le altre persone. Le persone mi facevano male, ma la musica, lei non lo avrebbe mai permesso.

Sapevo che un giorno avrei trovato lo sbocco per questa cosa che mi girava dentro. Si, perché quando trovi qualcosa che ti appaga vorresti corrergli dietro per tutta la vita. E a me la musica mi faceva sentire viva. Anche quando non avevo voglia di esserlo.
Quando mi ammalai, piano piano la musica scomparve dalla mia vita.

Vivevo in un mondo grigio, senza colori. Era come se un parte di me avesse pian piano tolto tutto quello che poteva darmi un po’ di piacere. Un po’ di tregua. Io non potevo avere passioni. Perché le passioni sono stupide. Le passioni sono una perdita di tempo, le passioni ti rendono vulnerabile. E io non voglio mai più soffrire. E così sprofondai nella mia bolla di sapone. Nessuno poteva vedermi e io non potevo vedere nessuno. Misi la mia intera esistenza in standby e non schiacciai mai più play.

Suonare mi terrorizzava, perché in quei momenti io ero libera. Ero un uccello, volavo nel mio elemento, tendevo la mano al mio pubblico, perché volevo farli salire, volevo che si perdessero nel mio viaggio. Volevo che mi seguissero. Volevo regalargli qualcosa di mio. Volevo fargli vedere il mio mondo. Ma io ero ormai una semplice figura nella mano della mia malattia. E quando lei chiuse il palmo mi schiacciò. Ma non schiacciò solo quello che rimaneva di me. Schiacciò tutta la mia voglia di vivere. Diede un calcio ai miei colori, alle mie fantasie, per buttarmi in un buco nero. Avevo paura di sentirmi libera. Avevo paura di provare qualcosa. Ma io tanto non sentivo più nulla.

Un giorno salii in stanza. Era qualche mese che ero ricoverata. Presi una cassa, misi play e ascoltai Where is my mind. Iniziai a piangere dopo la prima nota. Come avevo potuto dimenticarmi di questo ? Mi godetti quella canzone come non avevo mai fatto prima. Era la pioggia dopo anni di siccità. Allora vivere è questo. La musica era vita. Vita nella mia morte. Mi travolse come un onda, e mi portò al largo, dove potevo essere libera e nuotare, dove l’orizzonte era solo un punto di arrivo.

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