“Lo sai che la tachipirina 500 se ne prendi due diventa 1000”.. canto mentre butto quattro o cinque cambi al volo dentro la mia solita valigia, quella stessa che non si svuota mai. Prendo tre shorts e mentre li piego so già che non li metterò mai, non me la sento ancora. Però ci provo e quindi come ogni settimana continuo a portarmeli in giro per l’Italia. Ormai faccio le valigie in automatico, non penso neanche più a cosa devo prendere, le mie mani vanno da sole. Sono abituata.

Prendo il Mac e le chiavette, controllo sei volte prima di uscire di aver spineto il condizionatore, infilo Flash sottobraccio e corro in garage. Rivivo questa scena ogni tre giorni, ogni volta che devo partire. Quando lascio casa sento che mi mancherà, ma non c’è nulla che mi fa sentire viva come non avere una dimora fissa. Butto tutto nel baule (pieno zeppo di cartoni dell’acqua, non riesco mai a portarli fino al mio piano !), mi metto gli auricolari e torno verso Bolo. Mamma è in vacanza e avrò casa tutta per me. Manu passa a prendermi alle 21, stasera abbiamo 3 ore e mezza di viaggio. Vorrà dire che sistemerò le mie playlist in auto. Sfreccio verso Bologna e mi gira la testa dal sonno, la mia migliore amica mi ha insegnato a stare con il petto attaccato al volante quando sono stanca. Così posso guidare senza rischiare. Rido ogni volta che lo faccio, eravamo appena neo patentate quando lo facevamo di ritorno dalle serate pazze. Mi manca. Arrivo e apro subito il Mac.

Vado nei miei soliti siti e scarico qualche traccia nuova, mentre fumo cento sigarette. Vorrei dormire, ma ormai sono le 20. Sono in ritardo come ogni cazzo di volta! Mi butto in doccia, salto la cena perché in casa non c’è nulla, ma la farò in autostrada. Ho un’ansia fottuta che Flash si metta ad abbaiare fino alle 7, l’ora in cui (spero) di tornare. Lo porto fuori e lo lascio libero per il parco, è giusto che si sfoghi anche lui, in modo da stare tranquillo. Ormai i trucchi li odio, e poi mi piaccio di più senza tutto quello stucco in faccia. Mi butto un po’ di fondotinta e un po’ di ombretto. Ho messo i pantaloni corti, stasera allora verrà a nevicare. Infilo le yeezy e corro di sotto. Manu mi squilla e scendo felice, sono riuscita a fregarmene il cazzo del mio outfit, anche se ogni passo che faccio mi sento un po’ a disagio. Ma (grazie a Dio) ormai le persone vogliono sentire il set, vestita male o meno a me non interessa. E neanche a loro. Essere dj donna ha anche questo problema. Devi sempre essere al top, ma io non ho bisogno di puntare sull’immagine.

Dopo anni ci sono riuscita. Mi ricordo quando dovevo mettere sempre il tacco. Stasera voglio spaccare. Come ogni serata mamma mi scrive un messaggio. “merda, merda, merda!”, è il nostro rito scaramantico, sorrido, sarà una gran serata. “Bella Manu”, “bella Vale”, solito saluto iconico di diversi anni a sta parte. Non ho le sigarette, scrocco subito e partiamo. Apro subito il Mac e aggiorno le mie chiavette, voglio provare qualche disco nuovo stasera, se la situazione lo permette. Siamo stanchi perché di solito parliamo di più, ma quando sono con Manu mi sento sempre al sicuro, come se fossi con un amico. Lo vedo più di mia mamma, delle mie amiche, e ormai gli voglio bene. Ho sonno, provo o a dormire, anche se mancano ancora due ore e mezza. Chiudo gli occhi e penso a trecento cose che voglio fare durante il mio set, e niente non dormo un cazzo di niente. Ho l’adrenalina! Solita routine.

Allora mi sdraio e mi sparo i miei dischi preferiti mentre sfrecciamo nella notte verso Grosseto. Mi faccio mille trip, come sempre. Ho una fame allucinante ma gli autogrill sono tutti chiusi, ridiamo e ci lamentiamo ma poi ci fermiamo in questo baretto in mezzo al nulla. Mi sparo un bel panino al prosciutto, classico cibo da Tour estivo, ormai ho mangiato più panini quest’anno che nella mia vita… Il barista ha un accento toscano DOC e io rido perché ogni tre giorni sentiamo sempre accenti diversi. E io li prendo su subito. Ecco perché nessuno capisce mai da dove vengo, raccolgo subito il Toscano, neanche il tempo di un panino. Sono come mia madre. Ci mettiamo di nuovo in strada e dopo un tempo indefinito e lunghissimo arriviamo al locale. Ci sono le mie locandine appese ovunque e nonostante siano passati quasi 4 anni non mi ci sono ancora abituata all’idea di vedere la mia faccia appesa ovunque. A volte cerco di guardare se mi hanno disegnato qualche pene in faccia, sicuramente sarà successo, ahahah. Scendiamo e andiamo al camerino. Una volta stavo li in panico, ora invece mi diverto con Manu a fare video stupidi che ci teniamo per ridere. Mi offrono da bere ma io non bevo mai prima di suonare, voglio essere concentrata. In realtà non sono una gran bevitrice, se bevo una birra sono già ubriaca. Il locale mi piace, la gente è arrivata e ora tocca a me. Arrivo in consolle e il calore si sente, apro il mio zainetto e tiro fuori quello che mi serve. Sistemo la consolle e, come ogni serata, mi faccio il segno della croce. E’ più spirituale che altro. L’ho sempre fatto e mi ha sempre portato bene, e ora fa parte delle routine. Si parte. Dj set bomba, ero stanca, ma vedere il pubblico così gasato mi ha fatto caricare abbestia.

E allora mi prendo e inizio a lanciare bombe a mano una dopo l’altra e mi gaso pure io. Cantiamo insieme, non so quanto tempo sia passato. Manu ogni volta mi deve trascinare via dalla consolle, quando finisce il tempo mi dice di staccare ma se fosse per me continuerei per sempre, finché non si esauriscono le chiavette. Mi lascia sempre quei 10 minuti in più di cui sa che ho bisogno, poi però mi riporta in camerino. Qui la gente mi vuole bene. Anzi, un po’ ovunque mi vogliono bene. E’ sempre bello vedere ragazze che mi dicono di stimarmi per quello che ho fatto, per quella che sono, e ogni serata mi lascia qualcosa. E’ bellissimo. Saliamo in auto e ci diciamo che sta settimana c’è andata anche di lusso, di solito prendiamo aerei su aerei. Mi infilo le cuffie e mi accendo la mia cannetta, mentre Manu mi riporta a Bologna. Apro il finestrino e metto la faccia fuori. Ci sono le stelle, siamo in montagna quindi si riescono a vedere benissimo. L’aria fresca mi soffia in viso, e io non vorrei essere in nessun altro posto. Metto su Aria di Allevi e apro il file del mio libro. Ho una certa anisetta per il lancio, ma forse è anche il fumo. Parto dal Capitolo 1 e rileggo tutto, mentre la musica nelle orecchie mi fa da colonna sonora perfetta. In tutto il viaggio riesco a finirlo, e ogni volta che lo finisco ho sempre una sensazione diversa. Chissà se verrà capito, chissà come andrà. Sono le 6:30 e ci fermiamo in autogrill, caffè, paglie e altro panino. Arriviamo a casa e come sempre mi coccolo con Flash, che scodinzola così tanto che tra un po’ mi prende il volo. Ormai è giorno, ma non riesco a dormire perché penso al libro. Ho paura ma non vedo l’ora. Cambierà tutto quanto, anche se non so in che modo. Mi aspetta un agosto pieno zeppo di lavoro, e so che sarà pesante. Sorrido, a casa mi sento in galera. Flash si appoggia con il muso sul mio collo e, come sempre, ci addormentiamo abbracciati. Non vedo l’ora di partire di nuovo. Sono proprio fortunata.