Il risultato

Il risultato

Quest’anno sono tornata a lavoro, con mille dubbi. Sono stata ferma un’anno e continuavo a chiedermi se i locali si ricordassero di me. Se le discoteche avevano ancora interesse ad avermi come dj. La verità è che niente è per sempre e nulla è scontato, soprattutto per chi fa questo tipo di vita. Un giorno ci sei e il giorno dopo non lo sai. Vivi nell’incertezza continua. Siamo sempre invidiati da tutti ma nessuno capisce che cosa significano realmente le aspettative, la reputazione, la vita sociale inesistente, gli stress, i successi e i fallimenti. Le idee che a volte scarseggiano, la voglia di fare ma non sapere dove andare. Dicono che sia il prezzo giusto per avere qualcosa di diverso, per avere qualcosa di migliore. Vuoi il meglio? Devi pagare e firmare un patto con il diavolo. Qualcosa che ti cambia per sempre, che cambia sempre, qualcosa di mutevole e camaleontico. Non esistono punti fissi. Ti svegli e non sai se esisti ancora. Ti prendi quello che c’è e te lo porti a casa. Mi sono trovata come quando avevo iniziato, dovevo farmi vedere in forma e dovevo mettere la testa a posto. Essere donne in questo lavoro non è mai stato facile. Ci sono tanti pregiudizi e tanta ignoranza, tanti, troppi stereotipi. Sei bella, quindi non puoi suonare. Sei un vecchio personaggio televisivo, quindi non sei capace. Stai male, quindi sei brutta da vedere. Ho aspettato a fare produzioni, volevo farmi la mia gavetta e farmi conoscere per la vera dj che sono. Non sono Nina, neanche pretendo di esserlo. Sono semplicemente io. E sono felice di esserci arrivata da sola. Non lavoro grazie al mio passato, so montare, accendere, usare una console, so mixare i brani senza fare finta. Io mi diverto da morire. La malattia ha messo la mia vita, la mi carriera in pausa, facendomi rimandare tutto. Quando sono tornata a casa non sapevo più chi ero, che cosa facevo, dove stavo andando. Mi sono dovuta chiedere se suonare era quello che volevo fare, mi sono dovuta fare tante domande. Ho dovuto mettere i sogni di nuovo nel cassetto e imparare ad essere paziente. A riprendermi, e non solo fisicamente. Non so come né perché, ma l’estate 2019 è stata forse la più bella della mia vita. Ho suonato in locali pazzeschi e in posti lontano, che non conoscevo. Ho lasciato casa per ritornarci un mese e mezzo dopo, con tante conquiste e tanta voglia di fare sempre più. Ho potuto sbizzarrirmi e toccare diversi generi musicali, sperimentarmi di nuovo come dj, suonare al tramonto della spiaggia con i miei dischi preferiti. Mi sono riscoperta non solo una donna nuova, ma anche una dj nuova. Sono riuscita finalmente a sbarazzarmi dell’ansia da prestazione, quella che mi ha accompagnato per anni ad ogni evento, in ogni data importante. Volevo divertirmi e far divertire gli altri, sotto al sole, sotto alle stelle. Senza giudizi. E quando la festa finisce, ritrovarmi a fumare sotto le stelle, di uno dei tanti posti dove dovevo essere, stanca, felice, a farmi la fatidica domanda “Allora è questo che mi sono persa ?”. La musica mi ha aiutato ancora una volta, mi ha aiutato a far sbocciare quel seme di autostima che stava pian piano crescendo nel mio cuore. Nel mio petto, Se non fosse stato per la mia consolle non avrei recuperato la mia vita così velocemente. Ho paura ancora, ma forse ho di nuovo voglia di riaprire quel cassetto. Quello dei sogni, quello che ho lasciato in sospeso. E’ proprio per questo lavoro che cambio città. Non so esattamente cosa cerco, ma so che è la scelta giusta. Dopo tutto questo tempo, queste cose che sono successe, ho di nuovo voglia di svegliarmi, di dedicarmi a fare qualcosa di mio. Qualcosa di nuovo. Qualcosa che posso toccare solo io, qualcosa che possa raccontarmi. Ho voglia di togliermi qualche sassolino, alla fine puoi essere brava quanto vuoi, ma sono le idee che contano. Il concreto. E allora proviamo a prenderlo.

Per questo testo ho ascoltato: Jon Hopkins – Open Eye Signal

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