LUNA NUOVA – L’INCERTEZZA

LUNA NUOVA – L’INCERTEZZA

Ho appena messo giù il telefono con Vittoria. Abbiamo chiacchierato per due ore, e con lei non vorrei mai smettere di parlare. Le ho detto che dovevo scrivere, e avevo bisogno di ritagliare il mio solito spazio serale. Luce soffusa, candele (del cimitero), musica, birretta e si va.
Traccia di oggi, nonché una delle mie preferite, “Home sweet home/Bittersweet Symphony” dei Limp Bizkit. Per essere rock senza esserlo del tutto. Nostalgica, come solo io so essere.
Mi sto già distraendo, perciò..

La verità delle verità è che questo è un momento assurdo. Sia storicamente che emotivamente. Più unico che raro. Roba triste da raccontare ai nipoti dei nipoti e via dicendo. Non mi è mai successo di passare un’estate così, in bilico tra il mio lavoro e il nulla cosmico, la vita vuota. Mi sono tuffata nell’incertezza, ma quella antipatica. Quella ansiogena. Non mi sono mai sentita così inutile come mi sento tutt’ora. Da quando il COVID-19 è apparso nella mia (nostra) vita, è come se fosse passato un uragano. Lo stesso che credevo avesse riportato tutto nell’ordine in cui dovevano essere le cose. Come quando ti stufi della solita disposizione della casa, e allora incasini tutto per ricomporlo al contrario, per poi essere felice. Invece ora non ne sono più così tanto sicura. Mi sembra più di dover montare un bel mobile Ikea senza il manuale d’istruzione. Ferma, in attesa di una soluzione che non arriverà. O almeno, non lampante. Sono passati ormai 6 mesi ed è come se fosse ieri. No, aspetta. E’ come se fossero passati sette anni. No. Non lo so, non riesco mai a definire una tempistica mentale. Le emozioni sono state così dense che ora esplode tutto, tempo e spazio hanno forme differenti, ed io sono confusa.

Iniziamo con gli insegnamenti.
Cos’ho imparato da questo COVID? Sicuramente una cosa che non sapevo ancora. Sono una donna da piano A. Eh, già. Per quanto possa sembrare disordinata, traccio sempre una bella linea dritta nel centro del mio disordine. E il piano A non era molto complesso. Traslocare, passare l’estate a lavorare in giro per l’Italia, trovare un nuovo staff, costruirmi una carriera più solida, approfondire le mie conoscenze lavorative, iniziare a fare sul serio. E dietro, come zattera di salvataggio che amo tanto avere, avrei avuto, a coprirmi le spalle, quello che mi sono costruita lentamente e con pazienza, avrei avuto il risultato di tutti questi anni a sorreggermi. E invece non è andata proprio così. Anzi, niente è andato così. E per quanto io sia un’ansiosa, ho capito che in realtà niente è mai riuscito a spaventarmi davvero. Neanche la malattia. Ma stavolta si, stavolta ho paura anch’io. Con l’ennesima chiusura delle discoteche, e le ennesime bad news dei tg, si è aperta quella parte del mio cuore che avevo sigillato accuratamente. La parte che odio più di tutte, nonché mia nemica giurata. La mia insicurezza. E così, piano piano, la montagna delle certezze ha iniziato a sgretolarsi. Granello dopo granello. Sasso dopo sasso. Masso dopo masso. Se sapessi disegnare credo che mi raffigurerei come Beatrix, e non in una scena qualunque di Kill Bill vol. 2, ma in quella della scalinata. Mi vedo così quando penso alla mia carriera, alle mie ambizioni. Ogni gradino è un passo avanti. Ma questa volta, invece che guardare all’insù, mi disegnerei con lo sguardo basso, con gli occhi sgranati, puntati su un cumulo di ciottoli. La montagna è franata, e ora devo capire come poter salire di nuovo.

Praticamente sono una disoccupata, è giusta come parola ? Non saprei definirmi in un altro modo. Ma in un certo senso è così. Naufraga nel mio stesso mare, senza bussola. E intanto le scadenze esistono ancora, il mondo va avanti. Sento il tic tac dell’orologio come un martello nella testa, e non so in che direzione andare. Non l’avevo previsto, e anche il più stronzo ottimista del mondo la penserebbe esattamente come me.
Sto cercando di essere lucida. Di non farmi inghiottire dalla paura. Sto cercando di pensare in grande, cadendo anche in pensieri nuovi, diversi, interessanti, passando per strade parallele in cui non sono mai stata. Non mi do limiti, e sto cercando stimoli. Stimoli per andare avanti, stimoli per creare qualcosa di nuovo, nell’attesa. Chissà forse questa è ancora un’altra occasione per misurarmi come persona. Mannaggia a te e a tutte queste prove che mi metti davanti. Non hai mai smesso e non smetterai mai. E’ la centesima volta che ci incontriamo, forse la milionesima.
Ora fammi fare, e poi ti dico.
Ah..alle 6:00 la Luna passa da calante a nuova. Forse è un caso, chissà. Così, per dire..era bello pensare, sai…

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