LUNA CRESCENTE – QUI E ORA

LUNA CRESCENTE – QUI E ORA

Ho passato tutta la vita incrociando queste parole, senza avere alcun tipo di reazione. Parole come tantissime altre stampate e infilate in qualche dizionario. Qui significa qui e ora significa ora. E muore li. L’altra sera ho ricevuto una chiamata da un amico, non lo vedo da tantissimo, ma ogni volta che ci telefoniamo dopo mi sento meglio. Mi piace parlare con lui, è una persona molto positiva, molto solare. Molto particolare, ma non c’è mio amico che non lo sia. Mi trasmette sicurezza solo parlandomi.
Inizia subito con il carico da cento e mi dice una cosa che non mi sarei assolutamente mai aspettata, e neanche dimenticata, nei giorni a seguire. “tu non ti rendi conto di quanto sei speciale, vorrei che buttassi via tutti quei pensieri nostalgici che ti offuscano la vista, vorrei che ti godessi l’attimo. Se imparassi a farlo, non ti fermerebbe più nessuno”. Mi zittisco ma poi, in fin dei conti, è una cosa che penso anch’io. Auto – Sabotaggio. Ne parlo spesso con il mio psycho, e ci stiamo dedicando prevalentemente a questo nelle ultime sedute. Mi sono resa conto che lo facciamo tutti, chi più e chi meno, in un modo quasi inconscio. Quante volte mi è capitato di essere completamente presa dai miei pensieri, così tanto da non permettermi di godermi il momento preciso.. quante volte mi sono “dimenticata” dell’istante che mi stava passando tra le mani? Quante volte ho vissuto passivamente, con la mente tra le nuvole, e il corpo in pilota automatico? Rimuginare, analizzare. E poi ancora, e ancora e ancora. Perdendomi un bel tramonto, una bella canzone, il tocco del vento sulla mia pelle.
La verità è che spesso diamo tutto per scontato, intrappolando il nostro “attimo” negli angoli più remoti della nostra mente. Colpendolo, spingendolo, strozzandolo tra i giudizi, le paranoie, i doveri morali, senza permettergli di viversi il presente, l’ “ora”, senza permettergli di esprimersi.

Ve la butto così, vi faccio un esempio. Proprio ora, mentre scrivo, sto pensando a che razza di caga cazzi posso essere, nel professare le mie perle di saggezza. E, non contenta, penso a quanti di voi potranno pensare che mi faccio mille seghe mentali. Tutto questo trambusto mentale, questo caos calmo,si diffonde come un virus. Piano piano. E non mi permette di godermi A PIENO la vista delle mie mani scivolare sulla tastiera, per dire qualcosa, per godersi il momento della scrittura, dell’apertura. Centro. Questa è la spazzatura mentale di cui parlavo, questa è la roba da cestinare, questo è il tumore che si attacca e non si scolla più, questo è il rifiuto da raccogliere, smistare, e portare, sorridendo, al secchio fuori dal cancello.

Ma vaffanculo.

Dopo la chiamata, mi sono seduta sul letto, nel silenzio più silenzio che ci potesse essere. Ho preso il telefono e ho messo su la canzone più cazzuta che potessi conoscere. Quella più bella, quella del momento, quella che mi fa sentire più libera. Mi sono guardata le mani e mi sono accorta che io ero li. Proprio in quel momento. Niente di più niente di meno. Niente pippe mentali, niente “se” niente “ma”. Mi sono concentrata, e non è stato facile, perché la mia mente non è mai li con me. Prende sempre e divaga, analizza, torna indietro, vola. “Quanto tempo ho perso”. Questo è stato il mo primo pensiero. Basta. Ho alzato il volume e mi sono concentrata sull’attimo. Solo su quello, come se il passato non fosse mai esistito, come se io fossi nata in quell’istante. E la musica sta andando forte, la sento forte, come non l’ho mai sentita. Una sensazione di leggerezza ha invaso la mia mente e, di conseguenza, il mio corpo. Mi sono sentita leggera, felice. Le nuvole sono sparite. Ci sono solo io e i DZ Deathrays. E basta. No tempo, no spazio. Voglio vivere così. Voglio vivere per sempre così.
Lo ripeto ancora.
“Qui e ora”.

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