LUNA CRESCENTE – Le delusioni, Babbo Natale e gli Octopus Project

LUNA CRESCENTE – Le delusioni, Babbo Natale e gli Octopus Project

The Octopus Project – Music is Happiness

Ogni volta che chiudo un rapporto non piango. Va così da qualche anno. Sono un’esperta di delusioni, ne ho collezionate diverse nel corso della mia breve ma non breve vita.
Breve perché ho 26 anni. Non breve perché non li ho veramente.
Mi sono abituata, se così possiamo dire. So come incassare il colpo, e non ho più così tanta paura di passare attraverso il lato buio delle cose. Lo affronto solamente per un motivo: sapere cosa c’è al di là.
Da quando ho smesso di temerlo, nei rapporti, non arriva più. Crescere sucks. Ma quello che impari crescendo, non fa poi più così tanto schifo. Aveva ragione mamma, quando dall’alto dei suoi 62 anni, mi diceva che a forza di tirare facciate contro al muro, poi un giorno non avrei sentito quasi più niente. Da uno schiaffo, a una carezza. E così fu.
Come si combattono le delusioni? Non lo so. Se tirassi fuori il mio diario degli errori, troverei sicuramente qualche appunto. Appallottolato, sporco, strappato. Non è “il diario” ma è “il mio diario”, e lui è così. Dove niente è in ordine, niente è chiaro, ma dove trovo sempre quello che stavo cercando.

Trovato.

Ve la butto lì. Le persone non sono poi così tanto buone e no, Babbo Natale non esiste. Non so perché ci raccontano questa grande cazzata, forse per non farci crescere depressi e cinici, malfidati, con false speranze, ma io odio le bugie e mi piace dire sempre la verità, bella o brutta che sia. E’ vero, sono scura e solitaria, ma sono sempre stata una “babba”. Una credulona. Ho sempre fatto l’errore di proiettare quella che sono negli altri, e questo gioco di specchi mi è costato tanto. Riflettevo i miei buoni propositi, la mia intelligenza e la mia trasparenza in tutti coloro che incontravo, rimanendo legata nel mio stesso gioco. Ma come ci insegnano da bambini, l’illusione è solo un’illusione, non è reale. E a un certo punto non capisci più chi hai davanti. E il mio sesto senso? Ah ma quello funziona alla grande, mi avverte sempre, e non si è mai sbagliato, solo due volte. Ma io ero fatta così. Eterna dannata, eterna tormentata. Sempre alla ricerca di un briciolo d’amore solo per me. Lasciami soffrire, fammi sentire viva,lasciami vivere in questa bella bugia, confezionata su misura per me. So di esserci dentro, ma voglio sentire qualcosa, qualunque cosa… ancora una volta, e poi basta.
Mi sono adattata. Ed ero cosciente di farlo. Autodistruzione, la mia materia preferita ed io, la sua alunna modello. Scriverlo adesso mi fa incazzare come una bestia. Come posso essermi fatta questo? Svalutandomi continuamente come persona, poi come donna, poi come amica. E ancora, ancora, ancora. Anno dopo anno dopo anno. Mi sono sentita in colpa di essere così vera, così benpensante, così limpida. Mi sono sentita in colpa di essere in grado vedere la realtà, scomoda, cruda, puzzolente, sotto tutti quegli strati di morbido, finto, velluto. Tutte queste caratteristiche le vivevo come un cancro da togliere. E ora che mi conoscete sapete cosa mi sono fatta per liberarmene.
Un brusco risveglio mi ha riportato alla realtà. Una malattia e un narcisista. Le mie più grandi delusioni. La coppia che scoppia. I miei mali, i miei mostri. Mi hanno insegnato tanto. La malattia, a conoscermi, a fidarmi di me. Il narcisista a non fidarmi completamente degli altri. Una combo perfetta, meravigliosamente omogenea. Come due tracce che si mixano insieme. Sono cresciuta, e ho affrontato il mio Babbo Natale inesistente. Custodendo l’essenza di quella che sono, con onore e stima, circondata però, da meraviglioso, tagliente, filo spinato.
Questo bel quadretto lo chiameremo “fuori dai coglioni”.

Ogni volta che vengo delusa, imparo qualcosa. Mi voglio ancora un po’ più bene e non mi arrabbio mai con me stessa. Penso “meglio adesso che dopo”. Sono diventata una realistona, una fan accanita della doccia fredda. Perché dura un secondo, dieci, venti, dura quanto deve durare. Dura quanto il male che dobbiamo subire. Ma poi c’è l’asciugamano caldo sul termosifone. E no, attenzione, non è quella la cosa più bella. La cosa più bella è che sono proprio io ad averlo messo li sopra, di proposito. E quando me lo metto addosso, tutto scompare. La vita va avanti. Mi devo truccare, fare i capelli, scegliere i vestiti. E il tempo continua a scorrere, e della doccia non mi ricordo più niente. Mi sono asciugata, scaldata, e l’ho fatto da sola, senza l’aiuto di nessuno. Ora mi sento al sicuro. Non voglio farmi male, non più. Mi fido del mio asciugamano caldo. Nessuno è indispensabile. E questa è la cosa più bella che le delusioni mi abbiano mai insegnato. Volermi bene.
Forse si. c’è un modo per combattere le delusioni. E sai qual’è?
Si affrontano. Ci si passa in mezzo. E lo so che è una stanza buia, viscida, puzzolente. Non sai mai cosa incontrerai. Ma la porta d’uscita sta di là.
Devi solo camminare per raggiungerla.
Prego, tocca a te.

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