LUNA CALANTE – Il lato positivo, me ultra emotiva e la consapevolezza di non sapere esattamente di cosa sto scrivendo

LUNA CALANTE – Il lato positivo, me ultra emotiva e la consapevolezza di non sapere esattamente di cosa sto scrivendo

Non so perché sto guardando di nuovo “Il lato positivo”. Lo so a memoria, eppure continuo a cercarlo, nelle giornate in cui mi sento particolarmente incompresa.
Lo accendo, e aspetto che la fine arrivi il prima possibile. Quel finale che non mi lascia mai scampo, che mi fa singhiozzare come nessun film prima d’ora. Patetico, ma super real.
La prima volta che lo vidi ero ricoverata. Ogni tot tempo c’era la giornata cinema, dove ognuno poteva proporre il proprio film, quasi sempre costruttivo, da far vedere a tutti noi altri pazienti.
Mi è sempre piaciuto pensare che la scelta non fosse mai casuale e che in ognuna di quelle proposte ci fosse in realtà un messaggio nascosto da comunicare agli altri, un messaggio segreto che avremmo potuto decifrare, ognuno a proprio modo, per tenercelo poi li, come informazione aggiuntiva della persona stessa. Il mio film , ovviamente, fu respinto. Avevo scelto “Il cigno nero”, perché credevo che avesse qualcosa che ci accomunasse tutti, e il mio messaggio subliminale era palesemente chiaro: “Aiutatemi, sono prigioniera di me stessa”. Ma fu proibito, per le scene considerante un po’ estreme. Fui molto amareggiata, ma non lo diedi assolutamente a vedere. Nascondere i sentimenti era uno dei sintomi principali della mia anoressia. E allora decisi di abbandonarmi a questo “Lato Positivo”, nonostante fossi molto, molto scettica. “Un altro stupido film d’amore americano”, pensai. Li per li, però, mi piacque, ma chiaramente non piansi, non perché non l’avessi capito del tutto, cosa che poi si rivelò vera, ma perché io stessa non ero neanche in grado di piangere, e quindi di saperlo apprezzare realmente. Ero ancora troppo confusa ed introspettivamente acerba per saperne cogliere il vero significato. Mi alzai dal divano caldo e pensai solamente che la morale fosse piuttosto evidente, avrei dovuto vedere tutto sotto un’altra luce, più positiva. Ma quel pensiero durò una giornata soltanto, per poi vanificarsi nel momento stesso in cui la mia testa si appoggiò al cuscino, preparandosi alle sfide del giorno successivo.
Dopo la tempesta e tutto quello successe, andando avanti nel tempo, decisi di riguardarmelo. Mi sembrava il momento giusto, ora che ero serena, tendenzialmente “felice”, e con una capacità introspettiva molto più allenata, facilitata dai miei tre incontri settimanali con il terapeuta.

Quando iniziò non riuscii a non fare subito un parallelismo tra me i protagonisti. Non sono egoica e non lo sono mai stata, ma la persona che conoscevo meglio ero proprio io. Questo film aveva un’aria troppo familiare… la clinica, le medicine, i pensieri positivi (che suonano più come una regola che come frutto dalla nostra mente). Mi misi subito nei panni di Pat e qualcosa risvegliò in me sensazioni che potevo dire di aver provato anch’io. Il crollo nervoso e il rientro a casa, soprattutto, che definirei eccitante, spaventoso, ma anche ricco di aspettative e, di conseguenza, di piccoli dolori futuri ancora inimmaginabili. Comunque, mi piaceva Pat..mi faceva tenerezza e in certi momenti mi ricordava tantissimo me stessa.
Più il film andava avanti più riusciva ad attirarmi e, a volte, a comprendermi. L’imbarazzo delle persone nell’incontrarti dopo il crollo, il cercare di rendersi più normale possibile per non spaventarle ulteriormente, la terapia settimanale, che diventa poi il continuo rimugino del solito calderone di argomenti. “Finalmente qualcuno parla anche di gente come noi”, pensai. Ancora oggi non saprei come definire quel “noi”, ma non cambierei nessuna parola di questa frase.
C’era sempre quella sorta d’amore non corrisposto nell’aria, che rendeva tutto più leggero, un argomento che non mi toccava particolarmente, ma che in qualche modo riusciva a farmi vedere distaccatamente quanto fosse importante dedicarsi a se stessi a volte, più che agli altri.
E poi entrò in scena lei, Tiffany. Altra storia, ma stesso dolore. Una ragazza con un problema evidente almeno tanto quanto Pat, ma che in qualche modo la rese bellissima ai miei occhi.
Diretta, lamentosa, agressiva, piagnucolosa, orgogliosa, buona, forte. VERA. Riuscii ad identificarmi anche in lei, nelle mie storie amorose disastrose che avevo portato avanti per tutta la mia giovinezza. Mi ricordò molto me stessa prima che la malattia mi recidesse completamente le emozioni. Era “sbagliatissima”, ma non per me. Per me era vera.
Le loro conversazioni erano esileranti, tenere in qualche modo, perché a parlare erano le loro fragilità e le loro piccole osessioni. Era palese. Tiffany cercava un persona che le volesse bene dopo la morte del marito, lui invece cercava di superare la rottura dalla moglie, di cui era letteralmente ossessionato, rifiutando l’idea della fine di quella storia.
Nonostante i fatti tristi, erano buffi, in qualche modo si completavano. Era buffo vedere come due reazioni completamente diverse riuscivano a incastrarsi tra di loro, dando sfogo a quell’emotività che solitamente le persone “comuni” decidono di tenersi dentro. Non c’è nulla di più sincero di una persona che sta cercando di stare bene. E sapete perchè? Perché in realtà non ha nulla da perdere, soprattutto nel momento in cui la guarigione è soltanto un’ipotesi azzardata, e non la soluzione. Durante le litigate riuscii a riconoscere i sentimenti di frustrazione, di malfiducia, di incomprensione e di dolore, soprattutto quelli inflitti da terzi, i peggiori, nel momento in cui si sta cercando di superare i propri scompensi. Erano fuoco puro, e in tutto questo fiammeggiare, riuscivo a cogliere la loro estrema sincerità, la realtà della vita vera, e non quella finzione da film e da internet, a cui siamo abituati. Era tutto alla luce del sole. Stavo guardando un film senza pensare che in realtà fosse un film. Durante la visione, qualcosa mi stava suggerendo che forse questo lungometraggio era arrivato più a fondo di quello che io stessa ero capace di ammettere. Aveva toccato qualcosa. E da li fu un crescere continuo di consapevolezze. Si guariscono insieme, inconsci di quello che in realtà stava accadendo attorno a loro. Fanno cose insieme, cose che li spedisce direttamente sul loro pianeta, lontano da quello brutto e solitario che conoscono. E allora iniziai a vedere pure io, la metamorfosi. Iniziai a vedere questo famoso “Lato positivo”, che assomigliava più a un “farsi del bene”, piuttosto che a un “vedere tutto diversamente”.
Il ballo scordinato, sbagliato, casuale, mescolato, imperfetto, libero, felice, mi stava smuovendo la pancia su e giù. “Facciamo a modo nostro, chissene frega”. Conosco quella sensazione,
Se dovessi usare una frase di una canzone la chiamerei “dance the pain away”, insieme però.
E poi il finale che tutti ci aspettavamo, ma che comunque risultò tutto l’opposto di quelli strappalacrime scontati e banali, che non mi hanno mai saputa catturare realmente.
E da li, nel momento della lettera, mi si aprii un rubinetto che, invece che chiudersi gradualmente, sfociò in un singhiozzo, e poi un altro, e così via.
Piansi per tutti i titoli di coda e anche dopo. E fu così per le successive 20 (?) volte che decisi di rivederlo. Un po’ me ne vergogno, ma non riesco ancora a controllarlo.

Sapete, ho sempre pensato che certe esperienze in qualche modo ci possano influenzare, andando a cambiare totalmente la nostra percezione abituale di cosa sia la vita e di come in realtà sia convivere con se stessi. Lo penso anche ora, e potrei dimostrarlo usando me come esempio. La parte destabilizzante è che non è una cosa che puoi vedere solamente tu, è una cosa che possono vedere tutti, bene o male. Il cambiamento, la sofferenza, la sfida e poi, di conseguenza, la vittoria. Sei sempre considerato un po’ strano, tanto che diventa difficile a volte avere la piena fiducia di collaboratori, di famigliari, di amici, sempre convinti che in qualche modo tu possa “impazzire”, crollare, e possa rovinare tutto. Diventi un po’ il bicchierino di cristallo inusato da tenere custodito nella credenza, per paura che tu possa cadere improvvisamente, per mano di terzi o per tuo proprio volere. Fa schifo in realtà. Ma nonostante questo, nonostante le protezioni, questo film mi ha spinto ad essere sempre più fiera di essermi mostrata così vulnerabile, facendomi sentire in qualche modo una persona libera, umana, dannatamente sincera.
Però, quando succedono queste cose, qualcosa cambia, è vero, e diventa sempre un po’ difficile gestire i rapporti. Un po’ per un pregiudizio che, mi dispiace dirlo, esiste, ma anche perché non tutte le persone riescono ad arrivare “li”, in quel gradino in più che solo in pochi hanno dovuto aggiungere, costruendoselo, per poter continuare il proprio cammino.
Non saprei dirvi esattamente cosa mi ha trasmesso questo film, perché credo di non averne le capacità. Non è facile descrivere certi stati d’animo, farvi entrare nel mio punto di vista per farvi provare esattamente le mie stesse cose, eppure saper scrivere significa anche questo. Però, capacità o meno, mi piace pensare che un giorno ci sarà un persona che saprà apprezzare le mie stranezze, le mie cadute, le mie debolezze, senza alcun giudizio. Mi piace pensare che qualcuno un giorno riuscirà a capire quello attraverso il quale sono passata e perché , fondamentalmente, mi ha cambiata per sempre. Mi piace pensare che un giorno, sempre questa persona, saprà costruire insieme a me il nostro piccolo mondo libero, folle, bizzarro e sgangherato, che scelga sempre me, indipendentemente dalla mia bellezza estetica, dal mio status sociale, e dal mio carattere unico nel suo genere.
Mi piace pensare che un giorno qualcuno saprà accettarmi, per quella che sono, in ogni mio difetto strambo, senza pretendere di cambiarmi.
Mi ha fatto un po’ sognare.
Ogni tanto ne ho bisogno.
Tutto qui.

Grazie A, per avermi mandato il tuo messaggio subliminale.
Volevo dirti che mi hai fatto sorridere.
L’ho capito solo ora.
Avevi ragione tu,
siamo speciali.

Vale.

4 Comments
  • Claudia Avella
    Posted at 21:53h, 03 Dicembre Rispondi

    Credo che tu abbia una grande capacità di trasmettere, le tue emozioni, i tuoi moti interiori, te stessa. Se cerchi qualcuno con cui condividere un mondo bizzarro, ma felice, se posso aiutarti a guardare sempre il lato positivo sono qui. Grazie Vale, ti voglio davvero bene❤️ E comunque chi non adora il cigno nero non capisce niente😂 A presto🌹

  • Laura Verdini
    Posted at 22:49h, 03 Dicembre Rispondi

    Sempre viber insider….grazie

  • Francesca Grifoni
    Posted at 14:29h, 04 Dicembre Rispondi

    Ciao Valentina, GRAZIE ❤️

  • Osvalda Di Prenda
    Posted at 15:09h, 23 Gennaio Rispondi

    Sei semplicemente speciale ❤️

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