LUNA CRESCENTE – il Rito, il quadro e l’invasione.

LUNA CRESCENTE – il Rito, il quadro e l’invasione.

“Milano non esiste”, leggo l’ultimo messaggio che mi è stato inviato mentre continuo a struccarmi, nel bagno nuovo dei miei genitori, fresco di ristrutturazione. Non lo riconosco, ma so che mi abituerò. Sono immersa nel marmo grigio, un colore che ho imparato ad apprezzare, da quando mi sono trasferita a Milano.
Sono stanca, non sono più abituata ad uscire.
Stamattina mi sono alzata presto, ho chiuso casa in modo ossessivo, come so fare solo io. Ho controllato il gas ripetutamente, ho chiuso e aperto la porta di casa almeno 7 volte, sono stata mezz’ora davanti al termostato per cercare di capire se era meglio spegnere il riscaldamento o lasciarlo basso. Sentivo l’ansia aumentare sempre di più, tanto che ho dovuto chiamare due persone per avere diverse opinioni a riguardo, per permettermi di scegliere meglio il da farsi. Infine, per concludere il mio ciclo rituale, ho acceso la salvia bianca, consapevole dell’illusione che mi stavo raccontando, ma che mi ha permesso di frenare la mia ansia scalpitante. Ho anch’io i miei trucchetti. Insomma, questi gesti m’ illudono che la mia casa sia al sicuro da qualsiasi tipo di minaccia. Questa volta, però, ho resistito all’impulso di mettere lo scotch su tutte le maniglie e le finestre. Credo di poterlo definire, come dire, un miglioramento. E allora la domanda sorge spontanea.. perché ? Beh, mi vergogno un po’ ad ammettere di avere questo tipo di “fissazioni”, ma succede solo quando devo lasciare casa per diverso tempo e, in questo caso, per qualche giorno. A volte ci scherzo, ma l’ansia che provo è reale, la sento fisicamente, e non riesco a partire finché non sono sicura di poterlo fare. Non mi critico… in fondo, qualche tempo fa, sono stata derubata da una persona molto vicina e della quale mi fidavo ciecamente. Non è stato facile da accettare, e non ci sono ancora riuscita, ma essendo anche reduce da un incontro molto ravvicinato con un narcisista patologico, credo di aver mescolato le due cose… il risultato, come dire, s’è fatto sentire. Come si può chiamare.. stress post-traumatico? paranoia? reazione? fatto sta che mi sento molto vulnerabile quando devo distogliere l’attenzione da qualcosa di mio e d’importante. Ho sempre paura che ci sia qualcuno che possa approfittarsene. E allora mi agito, così tanto da chiedere aiuto a terzi, cosa di cui non sono capace, essendo molto individualista. A questo punto la metafora mi sembra abbastanza evidente, ci sono arrivata da sola. La casa sono io che, a quanto pare, non voglio più essere invasa. Mi proteggo con la stessa cura con la quale proteggo la mia tana alla quale sono molto affezionata, essendo un piccolo pezzetto del mio mondo e quindi la rappresentazione del mio cuore e del mio essere.
Comunque, fissazioni a parte, mi sono messa in macchina e sono andata verso Bologna. Chiaramente, mi sono fermata due volte per controllare che il baule fosse pieno di valige, e che non mi fossero state rubate durante le mie soste all’Autogrill. Mi viene da ridere se ci penso, ma in realtà provo una grande tenerezza. Finché ne senti il bisogno, cara Vale, puoi continuare a farlo. Sono certa che passerà.

Non venivo a Bologna da 4 mesi, un po’ per colpa del Covid, un po’ per alcune questioni lavorative, quelle per le quali mi sono trasferita a Milano.
Scalpitante, e con 3 ore di sonno, ho letteralmente afferrato la mia migliore amica, per correre a fare un giro in centro storico. Quando mi sono ritrovata in Piazza Maggiore, dopo aver camminato velocemente dall’eccitazione, ho provato un sentimento strano che non avevo mai provato prima. Mi si è aperta davanti agli occhi la mia città, ma non mi sembrava lei. Era ancora più bella di come l’avevo lasciata, e a sua volta, di come l’avevo conosciuta. Non riuscivo a smettere di fare foto a qualsiasi cosa incontrassi lungo il mio cammino. Guardavo in ogni angolo, leggevo i muri, non mi potevo perdere niente e non volevo farlo. Ero incantata dalla maestosità e dalla personalità di questa città così particolare e così alternativa, alla quale non ero più abituata.
Cultura, bellezza e calore mi avevano rapita, e potevo ritrovarle lungo la strada, in un graffito, nel mercatino della frutta, in quello vintage, sotto i portici. Bologna la senti dentro, e quando chiama lo fa forte e chiaro. Il grigio lo apprezzo, ma il rosso mattone è casa.
Dopo anni a combatterla, ripudiandola e allontanandola, mi sono accorta che il mio continuo fuggire era dovuto solo al fatto che io stessa non fossi in grado di accettare tutto quello che questa città aveva simboleggiato per me. Il rapporto tempestoso con la mia famiglia, il giudizio delle persone, il mio ricovero, le mie scenate e le mie scelte stupide, dovute da una grande infantilità e da una grande rabbia giovanile, fortemente distruttiva e incendiaria.
Insomma, sono invecchiata anch’io. N’è passata di acqua sotto i ponti, così tanta, da permettermi di avere tempo per elaborare, analizzare, perdonarmi, perdonarli, accettarmi.
Ho fatto pace con quella che ero, e con le tante persone che sono stata.
Ho bussato timidamente alle porte di una città che mi ha aperto, permettendomi di reintrodurmi, dandomi un’ altra chance. A questo pensavo, mentre stavo passeggiando.
Più camminavo più tentavo di ricordare, confrontandomi con la mia amica, riunendo pezzi di ricordi sparsi. Smontavamo e montavamo, come si fa con un puzzle. E dopo anni passati ad evitare certe strade, e quindi certi ricordi, per la vergogna di quella che ero stata, ora ci camminavo felice, curiosa, orgogliosa, risolta.

Dopo questi mesi difficili, dovuti dalla pandemia, dall’impossibilità di lavorare e dagli spiacevoli eventi che ho descritto prima, avevo un disperato bisogno di umanità, la stessa che non caratterizza Milano.
Avendo girato tanto ed avendo vissuto diverse città italiane, so perfettamente attribuire un sentimento e una caratteristica ad ognuna. Venire qui, a Bologna, mi ha permesso non solo di apprezzarla realmente per quello che non sono mai riuscita e vedere, mi ha anche permesso di definire Milano. Cos’è per me Milano?
Milano mi stimola, Milano mi serve per lavorare, per conoscere e, infine, per apprezzare meglio da dove vengo.
Milano è e non è.
Milano, come dice G, non esiste.
Milano esiste perché le persone la fanno esistere, Milano è movimento, Milano è mutevole, ma Bologna è fissa.
E così, lontana dal mio lavoro e dai miei progetti, mi sono immersa in questo quadro rosso mattone con sfumature gialle, per poter dimenticare della finta invasione nella mia casa, i miei riti, le mie delusioni.
“Che ne so io di cos’è la felicità. Siccome abbiamo dei colpi continui uno appresso all’altro…. il momento in cui riesci a schivarne uno, sono momenti di felicità sublimi”.
Sono a casa, e vorrei urlarlo al mondo.
Bologna sei così bella che mi fai stare bene.
Mi vedo su ogni muro, in ogni scorcio, in ogni angolo.
Mi mancavi, ma non te lo dico.

Mi finisco di struccare e vado a letto.
Bentornata a casa.

2 Comments
  • Mauro Scalese
    Posted at 02:03h, 22 Dicembre Rispondi

    Non trovo parole per descrivere tutto ciò, mi hai fatto venire voglia di visitare Bologna e non solo, mi sono sentito normale per una volta. Mi sono sempre chiesto se qualcuno potesse avere certe fisse e certe paranoie e a quanto pare si, eccome. È una bella sensazione non sentirsi soli e strani.

  • Giovanni Bolognini
    Posted at 11:46h, 01 Gennaio Rispondi

    Belle descrizione della mia città, grazie!

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